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Apamea
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Contents
• Storia
• Ninfeo
• Teatro
• Note
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Storia
L'area dell'mwhqacropoli fu occupata fin dal mwhgNeolitico da una popolazione di agricoltori; numerosi ritrovamenti (selci lavorate, tombe con ricco arredo, frammenti ceramici) testimoniano la continuità anche nelle successive mwhwetà del bronzo antico e medio.
Il centro può probabilmente essere identificato con mwiqNija, località menzionata in testi egizi ed mwigittiti del mwiwXVI secolo a.C. e del mwjaXV secolo a.C. Nel corso degli scavi è stata scoperta una stele ittita che affermava che la città era "mwjqstata fondata dal re Orhilina di Hamath" (l'odierna mwjgHama).
Successivamente, assieme a tutta la Siria, fu occupata dai mwkaPersiani, che la rinominarono mwkqPharnake. Dopo l'accordo di Triparadeiso (mwkgSpartizione di Triparadiso), nel mwkw320 a.C. fu occupata dai mwlaMacedoni e ribattezzata per un breve periodo mwlqPella (320-300 a.C.).cite-ref-1[1]
Sotto i mwpaSeleucidi la città è utilizzata come appoggio dell'esercito, per la presenza dell'acropoli fortificata e per l'abbondanza di risorse per l'approvvigionamentocite-ref-2[2] delle truppe. La struttura originaria era ortogonale, come tutte le nuove città ellenistiche; struttura che venne mantenuta in seguito sia dai mwqqRomani che dai mwqgBizantini. Apamea divenne in brevissimo tempo uno dei maggiori centri del regno mwqwseleucide, sede anche della cavalleria reale.
Mantenne integra la sua importanza, sia come base militare sia commerciale, anche durante il periodo romano, dopo che Pompeo l'aveva conquistata nel mwrq63 a.C., distruggendone l'acropolicite-ref-3[3]; all'apogeo del proprio sviluppo poteva contare fino 500.000 abitanticite-ref-4[4], inclusi gli schiavi. Probabilmente dopo un terremoto, l'imperatore mwtgClaudio intervenne nella ricostruzione e la rinominò Claudia Apamea, come testimoniano alcune iscrizioni. Distrutta ancora da un mwtwterremoto nel mwua115, la ricostruzione fu iniziata da mwuqTraiano, che in quel periodo si trovava ad mwugAntiochia; l'imperatore predispose la riedificazione completa della città che, in quel periodo, vide erigere il teatro, le terme e vari templi favorendo la fioritura di arti, scienza ed economia.
Apamea era sede dell'oracolo di mwvamwvqZeus Belos, che l'imperatore mwvgSettimio Severo, all'inizio del III secolo, era solito interpellare.
Sempre all'inizio del III secolo, sino al mwwa231, Apamea ospitò il quartier generale della mwwqLegio II Parthica, impegnata nelle guerre contro i mwwgSasanidi, che mwwwriescono a conquistare la città, nel mwxa252/mwxq253,cite-ref-5[5] sotto la guida dell'Imperatore mwygShāhpur.
All'inizio del IV secolo, Apamea fu uno dei maggiori centri culturali dell'mwzaOriente, anche per merito di mwzqGiamblico che vi diresse la scuola mwzgneoplatonica. Tra il mwzw384 e il mwaa388 il mwaqprefetto mwagMaterno Cinegio distrusse molti templi pagani tra cui anche la sede dell'oracolo di mwawZeus Belos. Dopo la divisione dell'impero, Apamea divenne capoluogo della provincia mwbamwbqSyria Secunda e conobbe nel corso del V secolo un notevole sviluppo, ma poi, come tutte le città della Siria del nord, dovette subire vari assalti da parte dei Persiani e, nel corso del VI secolo, fu colpita da due gravi terremoti e fu ricostruita da mwbgGiustiniano.
Nel mwca636 fu conquistata praticamente senza colpo ferire dagli mwcqArabi del generale mwcgKhalid ibn al-Walid, che pian piano ripristinarono la cittadella fortificata sull'acropoli, che permise loro di resistere ai mwcwBizantini che tentavano invano di riconquistare Apamea.
Durante le crociate, la città fu conquistata (mwdq1106) da mwdgTancredi di Galilea e unita al mwdwprincipato di Antiochia; venne poi riconquistata da mweaNur al-Din nel mweq1149 e la città continuò a vivere sino ad oggi nell'insediamento di mwegQalʿat al-Mudiq.
Durante le mwfwincursioni mongole in Palestina del 1271 fu brevemente conquistata dai mwgaMongoli mwgqilkhanidi, per poi essere riconquistata dai mwggMamelucchi.
Il sito antico, dopo secoli di disinteresse, iniziò ad essere riscoperto da una missione di scavo belga, nel mwha1925, e continua ancora oggi.
Monumenti e luoghi d'interesse
Porta di Antiochia
È l'unica rimasta delle sette porte della città, da cui partiva la strada diretta ad mwjaAntiochia, verso nord, per cui era detta anche mwjqporta nord. Nei pressi si possono ancora ammirare alcuni tratti delle mura cittadine, lunghe oltre 6mwjg km, dal perimetro irregolare che un tempo includevano anche la cittadella.
All'interno delle mura, ma soprattutto in quest'area si vedono anche numerosi esempi di conduttore idriche in cotto. Oggi la porta risulta ostruita da cumuli di macerie causate dai terremoti.
Via Colonnata
Asse centrale della città ricostruita da Traiano era il mwlgmwlwcardo maximus, una splendida via colonnata che tagliava Apamea da nord a sud, dalla porta di Antiochia a quella di Hama, per una lunghezza di circa 2mwma km ed una larghezza di 37,5 m, maggiore delle vie di mwmqPalmira e di mwmgAntiochia. La sola carreggiata, i cui lastroni conservano ancora i segni del passaggio dei carri, misura oltre 22m; i portici laterali hanno una profondità di 7–8 m. Il tratto settentrionale, costruito durante i regni di mwmwTraiano e di mwnaMarco Aurelio, conserva ancora colonne con capitelli corinzi e fusti lisci, mentre il tratto meridionale ha colonne scanalate, una rarità per la Siria, che testimonia anche la ricchezza ed il benessere dei suoi abitanti durante il mwnqIII secolo.
Terme e Colonna Monumentale
Lungo il mwpacardo, sulla destra si trovano le rovine delle mwpqterme, un tempo accessibili dalla strada tramite un ingresso monumentale. Furono donate alla città da mwpgGiulio Agrippa nel mwpw116 d.C., assieme ad un ricco corredo di statue. Durante gli scavi sono state trovate tracce di una strada ricoperta di mosaici che conduceva al complesso.
Agorà e Tempio di Zeus Belos
Poco prima dell'incrocio con il mwqgdecumano massimo i porticati acquistano un aspetto più dinamico, grazie a colonne con scanalature a spirale con andamento inverso da una all'altra. Tre di queste colonne avevano mensole dove erano poste le statue degli imperatori mwqwAntonino Pio, mwraMarco Aurelio e mwrqLucio Vero, probabilmente in bronzo. Qui si trovava l'agorà su cui si affacciava il tempio di mwrgZeus Belos. Nel mwrw386 d.C., il tempio fu fatto radere al suolo dal vescovo Marcello.
Ninfeo
Poco prima di raggiungere il decumano massimo si arriva al ninfeo.
Decumanus Maximus
Oggi il mwtadecumano massimo coincide con una strada asfaltata, lungo la quale si trovano i resti di una villa romana, mwtqLa casa delle mensole, con imponente ingresso ed un cortile colonnato.
Dall'altra parte del decumano sorge una mwtwcattedrale del mwuaV secolo. Si tratta di una chiesa a mwuqpianta centrale quadrilobata, prolungata da una cappella sul lato orientale. La pianta ha la forma tipica dei mwugmwuwmartyrion ed effettivamente nella chiesa era conservata una reliquia della Santa Croce.
Teatro
Trasformato in fortezza durante il Medioevo, fu poi usato come cava di pietra; ora ben poco delle originarie gradinate, anche se la struttura è ancora visibile. Di dimensioni notevoli, circa 139 m di diametro, era il più grande teatro della Siria romana ed uno dei maggiori del mondo antico, più grande perfino di quello di mwwgBosra.
Caravanserraglio
Il mwzqcaravanserraglio fu costruito da un certo Muhammad Qizlar, sotto il regno di mwzgSolimano il Magnifico. Attualmente, dopo un accurato restauro terminato nel mwzw1982, l'edificio occupa il mw0amuseo del mosaico di Apamea. Presenta una struttura costituita da grandi ambienti con copertura a botte, distribuiti attorno ad un cortile centrale. Il museo contiene una interessante raccolta di mosaici romani e bizantini, tra i quali i più significativi sono mw0qSocrate che siede tra i sapienti e la mw0gVittoria di mw0wCassiopea mw1asulle mw1qNereidi, entrambi rinvenuti al di sotto del pavimento della Cattedrale, appartenenti ad un precedente edificio non cristiano.
La simbologia dei due mosaici va interpretata nell'ottica della mw2wfilosofia neoplatonica, che aveva in Apamea una celebre scuola.
Numerosi altri mosaici, provenienti anche dal vicino villaggio di mw3qHuarte, sono esposti nel museo.
Cittadella
La fortezza medievale di Qala'at al-Madiq domina l'area archeologica. La cinta medievale fu ricostruita dai mw4aMamelucchi nel mw4qXIII secolo.
Galleria d'immagini
Note
cite-note-11. ↑ 1. Marek Titien Olszewski, Houmam Saad, "Pella-Apamée sur l'Oronte et ses héros fondateurs à la lumière d’une source historique inconnue: une mosaïque d’Apamée", in: M. P. Castiglioni, R. Carboni, M. Giuman, H. Bernier-Farella (eds.), mwaq0Héros fondateurs et identités communautaires dans l’Antiquité, entre mythe, rite et politique, Morlacchi University Press, Padova, 2018, pp. 365-416 (ISBN 978-88-9392-053-7); cf. mwaq8https://www.academia.edu/38354542/Pella-Apam%C3%A9e_en_Syrie_et_ses_h%C3%A9ros_fondateurs_%C3%A0_la_lumi%C3%A8re_d_une_source_historique_inconnue_une_mosa%C3%AFque_d_Apam%C3%A9e_pp._365-416
cite-note-22. ↑ Vi sono alcune fonti che sostengono che, nella piana sottostante fossero allevati 40.000 cavalli e vi erano custoditi circa 500 elefanti.
cite-note-33. ↑ l'acropoli non sarà più utilizzata sino all'avvento degli Arabi.
cite-note-55. ↑ mwar4mwar8Res gestae divi Saporis, riga 13.
Bibliografia
• Olszewski, M.T., Saad, H., "Pella-Apamée sur l'Oronte et ses héros fondateurs à la lumière d’une source historique inconnue: une mosaïque d’Apamée", in: M. P. Castiglioni, R. Carboni, M. Giuman, H. Bernier-Farella (eds.), Héros fondateurs et identités communautaires dans l’Antiquité, entre mythe, rite et politique, Morlacchi University Press, Padova, 2018, pp. 365-416 (ISBN 978-88-9392-053-7); cf. mwasqhttps://www.academia.edu/38354542/Pella-Apam%C3%A9e_en_Syrie_et_ses_h%C3%A9ros_fondateurs_%C3%A0_la_lumi%C3%A8re_d_une_source_historique_inconnue_une_mosa%C3%AFque_d_Apam%C3%A9e_pp._365-416
• Alfonso Anania - Antonella Carri - Lilia Palmieri - Gioia Zenoni, SIRIA viaggio nel cuore del medio oriente, Polaris 2009, p.mwasy 259-269
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itApamea di Siria, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaGiuseppe Corradi, APAMEA di Siria, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
• citerefsapere-itApamèa, su sapere.it, De Agostini.
• citerefenciclopedia-dell-arte-medievaleJ. Balty, APAMEA, in Enciclopedia dell'Arte Medievale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991.